ArtID Spotlight – Interview with:

Maya Pacifico

Maya Pacifico builds great surfaces approaching single forms whose base is constituted by looms that they act from support for the papery material revealing us the hidden expressive potential, from the point of view of the perception , of a subject marked from the time and from the usury as the pages of an old book.

Every work I’ve done I’ve dreamed of before. Not all the works I dreamed of have been realized. Some are very complex and surprising and the dream does not indicate the technical solutions, beyond the fact that the memory fades quickly over time. The simplest ones I first designed and then applied to a satisfactory three-dimensional solution. There is no project or ideation: I rely solely on the unconscious.

Ogni opera che ho realizzato l’ho prima sognata. Non tutte le opere che ho sognato sono state realizzate. Alcune sono molto complesse e sorprendenti e il sogno non ti indica le soluzioni tecniche, al di là del fatto che il ricordo svanisce velocemente nel tempo. Quelle più semplici le ho prima disegnate per poi applicarmi a una soluzione tridimensionale soddisfacente. Non c’è progetto né ideazione: mi affido unicamente all’inconscio.

I know I’m done when I’ve been able to give the right degree of suspense and mystery. The work must not reveal anything: it is the viewer who must find out what he is hiding.

So che ho finito quando sono riuscita a dare il giusto grado di suspence e mistero. L’opera non deve rivelare niente: è chi la guarda che deve scoprire cosa nasconde.

Every time you start a new work it’s a trial. Art is constantly testing yourself, it is always a challenge: the goal is never reached.

Ogni volta che si inizia una nuova opera è una prova. L’arte è mettersi alla prova continuamente, è sempre una sfida: il traguardo non si raggiunge mai.

Today the audience does not like to linger, throws a quick look and pulls straight. Perhaps that’s why some artists choose to create works of gigantic size or offer shocking images: they desperately try to attract the attention of an increasingly distracted humanity. Is it better to impress or make people think?

Oggi il pubblico non ama soffermarsi, getta un’occhiata veloce e tira dritto. Forse è per questo che alcuni artisti scelgono di creare opere di dimensioni gigantesche o propongono immagini scioccanti: cercano disperatamente di attirare l’attenzione di un’umanità sempre più distratta. E’ meglio impressionare o far riflettere?

Night is where my soul feeds. The realm of the unconscious that creates far beyond the idea.

La notte è il luogo in cui la mia anima si nutre. Il regno dell’inconscio che crea ben al di là dell’idea.

I have chosen to use only the book pages for my creations. This leads to the consideration of collective memory as a reservoir of words and emotions that from universals become personal. It leads to discovering new dimensions within the words themselves, of their resonating like ancient wounds on the memory of time.

Io ho scelto di usare esclusivamente le pagine di libro per le mie creazioni. Questo riconduce alla considerazione della memoria collettiva come serbatoio di parole ed emozioni che da universali diventano personali. Porta a scoprire nuove dimensioni all’interno delle parole stesse, del loro risuonare come antiche ferite sulla memoria del tempo.

Everyone has a favorite book, each of us has owned that object made of paper, characters, cardboard and gauze with its smell, its thickness, the color of its pages that age over time. That book that was new is now yellowed, its pages have become like straw, wood or leather. Extrapolating a sense from something that is within everyone’s reach to bring it to a high level is a gesture, a sign. And that’s what art has to be for me right now

Tutti hanno un libro preferito, ognuno di noi ha posseduto quell’oggetto fatto di carta, di caratteri, di cartone e garza con un suo odore, un suo spessore, il colore delle sue pagine che invecchiano nel tempo. Quel libro che era nuovo ora è ingiallito, le sue pagine sono diventate come paglia, legno o cuoio. Estrapolare un senso da un qualcosa che è alla portata di tutti per portarlo a un livello alto è un gesto, un segno. E questo è ciò che deve essere l’arte per me in questo momento